Riflessioni sul mondo del lavoro dopo il Coronavirus

Il mondo del lavoro dopo il Coronavirus

Di questi tempi si sente parlare fin troppo del Covid-19, ossia la malattia da Coronavirus. Oltre alla tragedia a livello umano, si prospetta per molti una tragedia a livello lavorativo. Tutti i professionisti e lavoratori in genere si chiedono come sarà il mondo del lavoro dopo il Coronavirus. Me lo sono chiesto più volte anche io…

Ma veniamo alla mia esperienza vissuta in questi primi 40 giorni di lockdown.

La mia esperienza di “lockdown”

Come molti di voi che mi conoscono già ben sanno, il mio lavoro si svolge principalmente dallo studio di casa mia. Un vantaggio per molti aspetti, un po’ meno per altri.

Il vantaggio principale è che posso gestire tutta la mia attività senza spostarmi da casa (e di questi tempi è risultato fondamentale) e, diciamola tutta, posso lavorare tranquillamente in tuta o addirittura in pigiama… (dai, su, professionisti come me che lavorate da casa, ditelo che lo fate anche voi!)

Lo svantaggio è che, soprattutto in questo periodo di “quarantena”, hai sempre qualcuno che gira per casa e può distrarti. Nel mio caso, mia figlia che spesso entra nel mio studio con la scusa del “Papà! Un bacino!”… Come fai a dirgli di no, suvvia!

Quindi, diciamo che il lavoro sotto l’aspetto prettamente logistico, a me è cambiato poco o niente.

Aggiornarsi e investire su se stessi

Il problema principale è, come per la maggior parte dei professionisti del mio settore e non, trovare nuovi clienti. Il mondo si è fermato. Il turismo, il mio cavallo di battaglia, è bloccato. Molti altri settori sono allo stremo. Regge solamente chi ha un e-commerce e chi fa consegne, anche se tra mille difficoltà.

Per fortuna, il lockdown è avvenuto in un periodo in cui avevo la coda lunga dei lavori da chiudere (e da riscuotere! Per fortuna senza nessun problema…) che mi hanno tenuto occupato per buona parte del tempo.

Ho anche sfruttato i rari momenti “morti” per aggiornarmi seguendo webinar e corsi online, ma soprattutto ho rimesso mano dopo 2 anni al mio sito (che vedete in questo momento; dai, ditelo che vi piace!) rifacendo completamente motore e grafica e spostando il tutto su un nuovo hosting dedicato molto più performante di quello precedente. Devo dire che sono molto soddisfatto della riuscita!

Investire tempo su se stessi in questo periodo penso sia la cosa migliore da fare, soprattutto per chi lavora sul web. Essere pronti alla ripartenza del motore del lavoro è fondamentale e l’aggiornamento continuo e il miglioramento della propria immagine online credo sia una cosa su cui puntare molto. E ho voluto farlo nel momento in cui avrei potuto abbattermi o aspettare con ansia lo scemare dell’epidemia.

Come sarà il lavoro dopo il Coronavirus?

Ma cosa ci aspetterà quando tutto ripartirà? Come cambierà il nostro rapporto con il lavoro dopo il Coronavirus? Ma soprattutto, come cambierà il ruolo che ha il lavoro nella nostra vita?

Non c’è dubbio che nella scala delle priorità di questo periodo, al primo posto c’è la preoccupazione di non prendere questo maledetto virus, ovvio. Ma se uno si ferma a pensare più in grande, il problema secondario, che sicuramente si trasformerà nel primo, è quello lavorativo.

Negli Stati Uniti, centinaia di migliaia di persone hanno già perso il loro posto di lavoro in questo periodo di Coronavirus. Beh, lì la fanno facile. Lo strumento del licenziamento è fin troppo semplice ed immediato, e non ci sono molte tutele a riguardo. Ma anche qui in Italia si prospetta una situazione drammatica.

Come cogliere un’opportunità

Pensate a chi non ha a chi lasciare i figli. Le scuole non ripartiranno prima di settembre, quindi, da marzo a settembre, se uno lavora o deve lavorare perchè in settori “fondamentali” come deve fare? Per questo aspetto, il cosiddetto “smart working” è stata la soluzione, almeno in parte. Io in questo aspetto ci colgo un’opportunità enorme. Sono anni che mi batto per soluzioni più “smart” e flessibili per il lavoro, soprattutto in quei settori che lavorano principalmente su internet o tramite esso.

Se non possiamo recarci al posto di lavoro per restrizioni dovute al diffondersi del virus, ora o in futuro, è il momento di adottare delle metodologie di lavoro che permettano alla maggior parte delle aziende di far lavorare da casa i propri dipendenti o collaboratori, in modo da non dover per forza fermare l’attività lavorativa dell’azienda. Secondo me è più facile da farsi che da dirsi.

Come cambiano le priorità

Un’altra cosa su cui ho riflettuto molto in questi giorni è il mio rapporto con il lavoro. Nel senso, è così importante dedicare la maggior parte del mio tempo al lavoro? In questo periodo ho apprezzato tantissimo il fatto di stare in famiglia, cosa che negli ultimi periodi era venuta meno per una grossa mole di lavori (per fortuna eh!). Lo stare con mia moglie e mia figlia in tranquillità, giocare, uscire in giardino (fortunatamente abito in campagna e ho un giardino enorme dove giocare con mia figlia!), insomma, passare del tempo con loro, mi ha fatto riflettere molto su quanto tempo voglio investire nel lavoro e negli affetti. E la bilancia sta pian piano pendendo verso gli affetti.

L’impatto sociale

Parlando dell’aspetto invece prettamente sociale, il mio carattere mi ha portato a non soffrire quasi per niente questo aspetto. Io, in genere sono una persona che sta bene da sola, non amo il caos e i posti affollati (da buon nerd), quindi, direi che non ho per niente sofferto, anzi. Anche per il futuro, sono convinto, la gente ci penserà su prima di affollare locali, ristoranti, ecc… E questo per me è un grosso vantaggio… 😉

Insomma, ho voluto scrivere questa piccola riflessione soprattutto per me. Per vedere tra qualche anno cos’è stato per me il periodo del Covid-19 e per vedere come la pensavo sul mondo del lavoro dopo il Coronavirus.

Spero comunque che tutto questo finisca presto, che le persone smettano di morire di questa tremenda malattia, che il mondo del lavoro riparta, anche a stento, ma riparta! Noi italiani siamo forti, lo so. Ce la faremo. Come sempre. Uniti. Insieme.

E tu, come ti immagini il mondo del lavoro dopo il Coronavirus? Scrivilo nei commenti!
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